Come molti di voi anche io ho ascoltato l’intervento sull’inceneritore dell’assessore all’ambiente di Montale Alessio Guazzini.
Ha elencato cinque conseguenze della sua chiusura.
Voglio partire dall’ultima, perché è di una gravità enorme.
Guazzini ha detto che senza l’inceneritore sul territorio non avremo più la certezza della raccolta porta a porta, degli ingombranti, dei pannoloni, dello svuotamento dei cestini e persino degli abbandoni.
Fermiamoci.
Su quale base viene fatta un’affermazione del genere?
Alia ha un Contratto di servizio e deve GARANTIRE i servizi che le sono affidati. La presenza dell’inceneritore di Montale non risulta essere In nessun modo la condizione per raccogliere i pannoloni, gli ingombranti o i rifiuti davanti alle nostre case.
Quindi qui servono spiegazioni.
Dire ai cittadini che senza l’inceneritore potrebbe non essere più garantita persino la raccolta dei loro rifiuti, senza indicare alcuna base contrattuale, non è informazione: significa creare allarme utilizzando la paura che un servizio pubblico essenziale possa non essere più garantito.
Se esiste un documento che giustifica questa affermazione, Guazzini lo renda pubblico.
Se non esiste, credo abbia il dovere di correggere pubblicamente quello che ha detto e con urgenza.
SECONDA AFFERMAZIONE: «LE BOLLETTE AUMENTERANNO SICURAMENTE»
Anche qui: dove sono i conti?
Mandare i rifiuti fuori costa, ma costruire un nuovo inceneritore non è gratis.
Progetto, costruzione e finanziamento vanno pagati da noi, l’impianto va gestito e ogni tonnellata conferita continuerà ad avere un costo di trattamento che pagheremo noi, e tutto questo, alla fine, entra nel sistema che paghiamo sempre e solo noi.
Guazzini usa la parola «sicuramente» parlando dell’aumento delle bollette, allora che mostri i numeri se li ha: quanto costa complessivamente esportare? Quanto costa costruire, finanziare, gestire e utilizzare il nuovo impianto per decenni?
E soprattutto aggiungiamo nella discussione lo scenario che continua a rimanere fuori: quanto risparmieremo invece riducendo drasticamente il rifiuto residuo?
Pistoia produce circa 246 chili di rifiuto residuo per abitante. Lucca circa 123: la metà.
Prima portiamo chi produce troppo residuo verso i risultati di chi ne produce già molto meno.
Poi rifacciamo i conti e vediamo quanto incenerimento serve davvero e quanto abbiamo risparmiato in smaltimento e trasporti vari.
TERZA AFFERMAZIONE: LA BONIFICA
Guazzini pone una domanda legittima: quanto costerà bonificare l’area?
Ma la risposta non può essere: siccome non sappiamo quanto costa risanare un sito compromesso da cinquant’anni di attività, continuiamo a utilizzarlo per altri cinquanta.
Se esiste un problema ambientale va affrontato!
Rimandarlo significa consegnarlo alle generazioni successive, potenzialmente aggravato e con costi sanitari ed economici ancora maggiori.
E attenzione quando si afferma che abbattimento e bonifica saranno a carico dei tre Comuni proprietari.
La disciplina delle bonifiche richiede di verificare contaminazione, responsabilità, proprietà e procedure applicabili perché la Regione ha anche una propria pianificazione dei siti contaminati.
Quindi anche qui assessore sono necessari atti e cifre, non generici «milioni e milioni» utilizzati come argomento per insinuare paure per continuare a incenerire senza affrontare i problemi reali.
QUARTA AFFERMAZIONE: I 300.000 EURO DI RISTORI
Guazzini dice che Montale perderebbe circa 300.000 euro all’anno di indennità di disagio ambientale, ma nell’assemblea ATO alla quale ho assistito è successo qualcosa che bisogna raccontare a tutti.
Quando Montale ha chiesto di aumentare il ristoro, anche altri territori sede di impianti hanno rivendicato lo stesso principio.
Montespertoli ha chiesto di rivedere la propria indennità. Quarrata ha ricordato di ospitare parte dell’impianto senza riceverla. Serravalle ha richiamato il peso della discarica del Cassero.
La questione in ATO quindi è diventata: se aumentiamo i ristori per Montale, perché non riconoscerli adeguatamente anche agli altri territori che sopportano impianti?
Prima di presentare questi soldi come un beneficio del nuovo inceneritore bisogna quindi spiegare quanto spetterebbe realmente a Montale, chi lo pagherebbe e quanto costerebbe applicare lo stesso principio a tutti altri e soprattutto se tutti quei soldi sono realmente disponibili.
QUINTA AFFERMAZIONE: I 30 POSTI DI LAVORO
Certo che trenta posti di lavoro contano e proprio per questo vanno difesi, e vedere ancora una volta il lavoro di trenta persone gettato sul tavolo come argomento per mettere paura ferisce innanzitutto quei lavoratori e tutti i cittadini, perché chiudere un vecchio inceneritore non significa necessariamente chiudere ogni attività su quell’area e l’assessore lo sa bene.
Se teniamo davvero all’occupazione, discutiamo della riconversione verso selezione, recupero, riciclo, riuso e preparazione dei materiali.
Quindi la scelta non è: inceneritore oppure trenta disoccupati, quella è una semplificazione strumentale.
La domanda è:
quale attività possiamo costruire per garantire quei trenta lavoratori senza obbligare Montale a bruciare rifiuti per altri cinquant’anni?
LA QUESTIONE È TUTTA QUI
Ai cittadini vengono prospettati:
rifiuti forse non più raccolti, bollette sicuramente più alte, milioni per la bonifica, perdita dei ristori e trenta posti di lavoro a rischio.
Cinque paure, sempre e soltanto paure.
Ma appena chiediamo giustificazioni, chiediamo contratti, numeri, costi comparati, quantità future di rifiuti e un vero piano per ridurli, queste spaventose certezze diventano improvvisamente molto meno certe.
E allora cambiamo questa discussione.
Non si può chiedere ai cittadini di accettare un inceneritore per altri quaranta o cinquant’anni facendo loro paura per quello che potrebbe succedere senza.
Chi sostiene che sia la soluzione migliore lo dimostri se riesce, con numeri, con documenti, confrontando tutte le alternative, compresa quella che dovrebbe venire prima di tutte:
ridurre i rifiuti.
Perché la politica non dovrebbe costruire paure per impedire un cambiamento.
Una politica degna di questo nome, dovrebbe rimuovere gli ostacoli per renderlo possibile perché è quello che ci chiede la Costituzione.
L’articolo 3 affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona.
L’articolo 9 impone di tutelare ambiente ed ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni.
Allora facciamolo davvero.
Riduciamo i rifiuti. Bonifichiamo e recuperiamo il territorio. Riconvertiamo l’attività garantendo quei trenta lavoratori. Riduciamo i costi invece di costruire nuovi impianti per continuare a sostenerli.
Realizzare quello che chiedono i cittadini, questo dovrebbe fare la politica: aprire la strada a un futuro migliore, non usare le paure del presente per tenere in vita il passato.
Perché chi vivrà a Montale fra cinquant’anni oggi non può sedersi in Consiglio comunale, non può votare questa decisione e non può scendere in strada a difendere il proprio diritto a vivere in un territorio migliore.
Dobbiamo farlo noi. Adesso.
Altrimenti fra cinquant’anni qualcun altro sarà ancora qui a dire che il problema ormai esiste, risolverlo costa troppo e quindi conviene rimandarlo ancora.
È questa la catena che abbiamo il dovere di spezzare oggi, perché altrimenti il prossimo domani sarà tra altri 50 anni.
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