I problemi che oggi stanno emergendo in Plures e Alia sono il risultato di quello che è stato fatto, non di quello che è stato interrotto. Per questo lasciano davvero sconcertati gli interventi di questi giorni. Da Forza Italia Erica Mazzetti torna sostanzialmente a indicare nell’abbandono del progetto originario e nello stop alla quotazione in Borsa la causa dei problemi della Multiutility, dal PD Marta Logli riapre invece la strada agli impianti di incenerimento e Matteo Biffoni rilancia immediatamente, definendo un nuovo impianto «il tassello fondamentale per chiudere il ciclo dei rifiuti» e ricordando che questa è la posizione che sostiene «da sempre».
Ed è proprio questo il problema: non si può presentare oggi come soluzione ciò che Biffoni sostiene “da sempre” senza prima verificare se proprio quel modello, costruito negli anni passati, abbia contribuito a produrre i problemi economici, gestionali e tariffari che oggi cittadini e imprese stanno pagando.
Come molti di voi anche io ho ascoltato l’intervento sull’inceneritore dell’assessore all’ambiente di Montale Alessio Guazzini.
Ha elencato cinque conseguenze della sua chiusura.
Voglio partire dall’ultima, perché è di una gravità enorme.
Guazzini ha detto che senza l’inceneritore sul territorio non avremo più la certezza della raccolta porta a porta, degli ingombranti, dei pannoloni, dello svuotamento dei cestini e persino degli abbandoni.
Fermiamoci.
Su quale base viene fatta un’affermazione del genere?
Alia ha un Contratto di servizio e deve GARANTIRE i servizi che le sono affidati. La presenza dell’inceneritore di Montale non risulta essere In nessun modo la condizione per raccogliere i pannoloni, gli ingombranti o i rifiuti davanti alle nostre case.
Quindi qui servono spiegazioni.
Dire ai cittadini che senza l’inceneritore potrebbe non essere più garantita persino la raccolta dei loro rifiuti, senza indicare alcuna base contrattuale, non è informazione: significa creare allarme utilizzando la paura che un servizio pubblico essenziale possa non essere più garantito.
Se esiste un documento che giustifica questa affermazione, Guazzini lo renda pubblico.
Se non esiste, credo abbia il dovere di correggere pubblicamente quello che ha detto e con urgenza.
SECONDA AFFERMAZIONE: «LE BOLLETTE AUMENTERANNO SICURAMENTE»
Anche qui: dove sono i conti?
Mandare i rifiuti fuori costa, ma costruire un nuovo inceneritore non è gratis.
Progetto, costruzione e finanziamento vanno pagati da noi, l’impianto va gestito e ogni tonnellata conferita continuerà ad avere un costo di trattamento che pagheremo noi, e tutto questo, alla fine, entra nel sistema che paghiamo sempre e solo noi.
Guazzini usa la parola «sicuramente» parlando dell’aumento delle bollette, allora che mostri i numeri se li ha: quanto costa complessivamente esportare? Quanto costa costruire, finanziare, gestire e utilizzare il nuovo impianto per decenni?
E soprattutto aggiungiamo nella discussione lo scenario che continua a rimanere fuori: quanto risparmieremo invece riducendo drasticamente il rifiuto residuo?
Pistoia produce circa 246 chili di rifiuto residuo per abitante. Lucca circa 123: la metà.
Prima portiamo chi produce troppo residuo verso i risultati di chi ne produce già molto meno.
Poi rifacciamo i conti e vediamo quanto incenerimento serve davvero e quanto abbiamo risparmiato in smaltimento e trasporti vari.
TERZA AFFERMAZIONE: LA BONIFICA
Guazzini pone una domanda legittima: quanto costerà bonificare l’area?
Ma la risposta non può essere: siccome non sappiamo quanto costa risanare un sito compromesso da cinquant’anni di attività, continuiamo a utilizzarlo per altri cinquanta.
Sulla necessità di ampliare l’inceneritore di Montale, prima di ascoltare i sindaci che oggi ci spiegano quale sarebbe la soluzione tecnicamente giusta, guardiamo a chi ha creato il problema e ricordiamoci una cosa emersa chiaramente in assemblea ATO Toscana Centro:
per anni i Comuni proprietari NON hanno esercitato su Alia il controllo e l’indirizzo che ci si aspetterebbe dai proprietari di una società a partecipazione pubblica e oggi ne paghiamo tutti le conseguenze.
Alia doveva fornire ad ATO dati e programmazione necessari per il periodo 2026-2029.
ATO li ha chiesti nel settembre 2025.
Ha sollecitato Alia a ottobre.
Di nuovo a dicembre.
Ancora a gennaio.
Fino ad arrivare, il 27 gennaio 2026, a una contestazione formale per mancato invio della documentazione, richiamando una violazione del Contratto di servizio.
Quindi oggi una domanda è inevitabile:
con quali elementi questi sindaci possono sostenere che ampliare Montale sia tecnicamente la scelta giusta, se la loro stessa società responsabile della gestione e realizzazione degli investimenti non ha fornito per mesi nemmeno tutta la programmazione necessaria all’ente che deve verificarla?
Avendo assistito personalmente alla assemblea ATO, dopo tutto quello che ho sentito in quella sede e in questi giorni, la mia personale opinione è che questi sindaci non hanno nessun elemento concreto che giustifichi l’ipotesi dell’ampliamento.
E a dimostrazione di questo la situazione è ancora più grave.
ATO ha rilevato investimenti fatti da Alia che non erano stati preventivamente sottoposti alla necessaria valutazione, il principio scritto dall’Autorità è chiarissimo: la programmazione deve essere una valutazione preventiva, non una semplice presa d’atto dopo che il gestore ha già deciso e speso, e con Montale si sta ripetendo lo stesso schema con attori diversi.
E mentre succedeva tutto questo, i sindaci che consentivano questo comportamento di Alia erano i proprietari stessi di Alia tra i quali alcuni di loro in assemblea hanno addirittura chiesto ad ATO di essere maggiormente coinvolti nelle future decisioni sugli investimenti, e questo è il paradosso: Continue reading “MONTALE: PRIMA DELL’INCENERITORE GUARDIAMO CHI HA CREATO IL PROBLEMA”→