MONTALE: PRIMA DELL’INCENERITORE GUARDIAMO CHI HA CREATO IL PROBLEMA

Sulla necessità di ampliare l’inceneritore di Montale, prima di ascoltare i sindaci che oggi ci spiegano quale sarebbe la soluzione tecnicamente giusta, guardiamo a chi ha creato il problema e ricordiamoci una cosa emersa chiaramente in assemblea ATO Toscana Centro:

per anni i Comuni proprietari NON hanno esercitato su Alia il controllo e l’indirizzo che ci si aspetterebbe dai proprietari di una società a partecipazione pubblica e oggi ne paghiamo tutti le conseguenze.

Alia doveva fornire ad ATO dati e programmazione necessari per il periodo 2026-2029.

ATO li ha chiesti nel settembre 2025.

Ha sollecitato Alia a ottobre.

Di nuovo a dicembre.

Ancora a gennaio.

Fino ad arrivare, il 27 gennaio 2026, a una contestazione formale per mancato invio della documentazione, richiamando una violazione del Contratto di servizio.

Quindi oggi una domanda è inevitabile:

con quali elementi questi sindaci possono sostenere che ampliare Montale sia tecnicamente la scelta giusta, se la loro stessa società responsabile della gestione e realizzazione degli investimenti non ha fornito per mesi nemmeno tutta la programmazione necessaria all’ente che deve verificarla?

Avendo assistito personalmente alla assemblea ATO, dopo tutto quello che ho sentito in quella sede e in questi giorni, la mia personale opinione è che questi sindaci non hanno nessun elemento concreto che giustifichi l’ipotesi dell’ampliamento.

E a dimostrazione di questo la situazione è ancora più grave.

ATO ha rilevato investimenti fatti da Alia che non erano stati preventivamente sottoposti alla necessaria valutazione, il principio scritto dall’Autorità è chiarissimo: la programmazione deve essere una valutazione preventiva, non una semplice presa d’atto dopo che il gestore ha già deciso e speso, e con Montale si sta ripetendo lo stesso schema con attori diversi.

E mentre succedeva tutto questo, i sindaci che consentivano questo comportamento di Alia erano i proprietari stessi di Alia tra i quali alcuni di loro in assemblea hanno addirittura chiesto ad ATO di essere maggiormente coinvolti nelle future decisioni sugli investimenti, e questo è il paradosso:

stanno chiedendo a un’autorità tecnica di controllo di aiutarli a partecipare alle decisioni della società di cui loro stessi sono proprietari per poter partecipare alle valutazioni e decisioni e sono gli stessi sindaci che adesso ci vorrebbero far credere che l’ampliamento sia una scelta giusta e attentamente valutata.

San Casciano è stato uno dei pochi Comuni ad avere avuto il coraggio di dirlo apertamente davanti a tutti: i sindaci hanno rimandato le decisioni e hanno lasciato che Alia assumesse scelte che spettavano alla politica, ed è probabilmente la fotografia più chiara di quello che è successo e si sta ripetendo.

E allora arriviamo all’inceneritore.

Il ragionamento presentato dai sindaci parte da una quantità di rifiuti residui che si presume come certo continueremo ad avere negli anni futuri.

E le alternative diventano: o li mandiamo fuori, oppure li bruciamo a Montale, ma praticamente nessuno ha messo al centro la vera soluzione attuabile: produrre molti meno rifiuti residui.

Ed è qui che il ragionamento si rovescia completamente, perché se costruisci o ampli un inceneritore devi poi giustificarne economicamente l’esistenza per decenni, e quindi devi fare in modo che quei rifiuti continuino ad esserci con tutti i costi per le nostre bollette che ne derivano.

Se invece fai seriamente prevenzione, tariffazione puntuale, riuso e raccolta di qualità, devi progettare esattamente il contrario: fare in modo che quei rifiuti diminuiscano ogni anno e con essi i costi correlati.

E non veniteci a dire che nelle città grandi non si può fare!

Pistoia produce circa 246 chili di rifiuto residuo per abitante, Firenze circa 242 mentre Lucca ne produce circa 123, la metà!

Quindi il problema non è tecnico, Si può fare, ed è già stato fatto da alcuni comuni.

E qui arriviamo alla parte che nessuno dovrebbe più nascondere ai cittadini, perchè i Comuni sono anche soci della società, di Alia come delle società degli impianti.

Alia produce utili e quei Comuni li incassano sempre.

Firenze, per esempio, nel 2024 aveva diritto a oltre 12 milioni dei 33 milioni di dividendi deliberati da Alia multiutility e Firenze è contemporaneamente uno dei territori con una produzione di rifiuto residuo pro capite enormemente superiore a quella di Lucca e di tanti altri comuni, addirittura produce più di 3 volte i rifiuti residui di Empoli che ne fa 77 Kg.

Qui la questione che dovete capire è che chi dovrebbe imporre alla propria società di ridurre radicalmente il volume dei rifiuti gestiti per ridurre i costi è contemporaneamente beneficiario economico di un sistema che genera ricavi, investimenti e utili proprio attraverso quella gestione basata su grandi quantità di rifiuti.

E allora arriviamo a Montale.

Prima di chiedere a una comunità di convivere per altri quaranta o cinquant’anni con un impianto più grande, obblighiamo Firenze, Pistoia e tutti i Comuni che producono troppo rifiuto residuo a raggiungere almeno i risultati di Lucca e di Empoli, poi rifacciamo i conti  e vedremo dati alla mano con quelli già disponibili oggi che questo inceneritore non servirà più.

Perché fare il contrario significa costruire oggi un impianto sulla previsione che continueremo domani a produrre i rifiuti e costi che dovremmo invece eliminare, e questo non è economia circolare, non è chiudere il ciclo dei rifiuti, non è ottimizzare un sistema me è soltanto programmare la continuità del problema.

E una responsabilità in questo ce l’abbiamo anche noi cittadini, non possiamo lamentarci della bolletta e contemporaneamente continuare ad accettare che la discussione sia soltanto: «dove mettiamo i rifiuti?»

Dobbiamo chiedere con forza «perché chi aveva il potere di cambiare questo sistema non lo ha fatto?» “Perchè questo sistema continua a generare sempre più rifiuti e con essi utili sempre maggiori per i comuni e costi sempre maggiori per noi cittadini?”

Perché una cosa ormai è evidente, negli ultimi anni il servizio è peggiorato, i costi sono aumentati, Alia ha continuato a produrre utili e il controllo politico dei proprietari si è indebolito fino al paradosso di vedere i sindaci chiedere ad ATO di essere maggiormente coinvolti nelle decisioni della società di gestione rifiuti di cui i loro stessi Comuni sono proprietari di cui noi siamo i proprietari.

Prima di costruire a Montale un altro pezzo di questo sistema e renderlo ancora più difficile da cambiare, bisogna fare una cosa molto più semplice: riprenderne il controllo, e invece di ampliare Montale ridurre il più possibile i rifiuti e con essi i costi a nostro carico, con buona pace di chi vedrà ridotti gli utili incassati a fine anno e finalmente una boccata d’ossigeno per i nostri polmoni e per il portafogli.

Il resto rischia di essere soltanto il modo di continuare per altri cinquant’anni esattamente nella stessa disastrosa direzione che ci ha portato fin qui.

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